CONTEMPORANEITA'
 


I problemi dell’arte contemporanea sono assai complicati tanto che nella maggioranza delle persone che ambiscono ad addentrarvisi sorge immediata una domanda e cioè se in realtà non sia giusto imporsi la faticosa disciplina di “capire” o piuttosto bisogna ammettere una volta per tutte che la contemporaneità, in arte, non è necessariamente quello che gli addetti ai lavori ci vogliono far credere o meglio, non è detto che tutto quello che mi accade intorno sia contemporaneo solo perché è omologato dalla critica e ancora può l’omologazione arrogarsi il diritto di paternità patrocinando in tal modo l’unico metodo per l’abilitazione al valore della contemporaneità? Ci si chiede insomma è questo davvero l’unico modo per capire davvero l’arte contemporanea o non c’è forse un altro modo, una possibilità diversa, che tolga potere alla critica e che ci avvicini agli artisti in modo più schietto, più diretto in modo che l’una e l’altra parte si confrontino in maniera più onesta, senza intermediazioni. Per l’ennesima volta mi sono messo di buona volontà a cercar di capire prestando un occhio e ben tutte e due le orecchie al dibattito promosso dal nuovo direttore della civica di Trento. Ho detto orecchie non a caso, infatti il primo atto di questo signore, come direttore di una civica galleria d’arte, è stato quello di promuovere un “dibattito”, cioè tramutare in parole quello che si dovrebbe fruire con le opere cioè con lo sguardo! Primo dato sconcertante; ma mi si obbietta prontamente. se dalle opere non capisco nulla , se i miei occhi non recepiscono nulla bisognerà pure che qualcuno mi convinca con le parole altrimenti c’è il rischio che di quello che vedo alla fine resti poco o nulla. Se l’autore svuota l’opera e la rende minima ( minimale, povera, ecc. ) bisogna per forza caricarla di “concetti” ( concettuale ) altrimenti si entra in concorrenza con chiunque e allora il salumiere, il postino, tutti sono artisti e si finisce per fare la figura del tonto contemporaneo. Qual’ è allora la differenza tra l’artista, il postino e il salumiere? La capacità di raccontare il fare cioè di cambiare a proprio piacimento le carte in tavola non ha più bisogno dell’opera, legata a sua volta all’autore, ma all’abilità di costruire su di essa tutto quello che si vuole e soprattutto tutto quello che il “momento” richiede, spesso tutto e il contrario di tutto. Le parole ormai hanno perso il loro giusto significato e una frase ha acquisito il peso di una piuma portata dal vento; così con questo uso da shopping della parola i contorni si sfumano, le responsabilità si confondono e tutto diventa possibile ,come dire non si capisce un bel niente! Il mondo dell’arte si affolla di praticanti, faccendieri, parolai e le figure degli autori, degli artisti, si sfocano via via in ruoli e contorni sempre più servili e marginali. Questa è la verità, tuttavia pur consapevoli di questo chi crede ancora di non appartenere a questo mercato si sforza di mantenere la volontà di capire e per farlo deve possedere grandi doti di volontà e una notevole carica di pazienza. Posseggo forse la prima di queste qualità, confesso di essere privo ahimè della seconda forse per questo devo dichiarare la mia assoluta incapacità di seguire qualsiasi argomentazione critica sulla contemporaneità dell’arte: ogniqualvolta mi accingo a leggere di questo mi prende una tale frustrazione che finisco immancabilmente per dubitare delle mie capacità intellettive e piombo nella totale incapacità di giustificare il mio mestiere di scultore. Ancora una volta, in occasione del dibattito organizzato da questo nuovo direttore della galleria civica mi sono ritrovato impantanato in articoli, interventi, futili argomenti, abili sentieri nei quali la parola diventa il raffinato gioco delle parti e ancora una volta non sono riuscito a seguire fino in fondo. Faccio lo scultore e come artista avrei preferito che questo nuovo direttore si fosse presentato con una mostra, magari bella, ma questo credo che se lo aspettasse la maggioranza della gente se non altro per una semplice logica delle cose. La sua resta invece una abile manovra “politica” e niente più, meglio quindi non farsi troppe illusioni, questo nuovo direttore, come i precedenti, sarà garante semplicemente che nulla cambierà, che nella sua persona come in quelle precedenti l’unica cosa che sarà garantita sarà l’omologazione i soliti e solidi circuiti che contano ,naturalmente internazionali, che insomma niente verrà di nuovo, tutto ricalcherà fedelmente l’impronta stanca di chi l’ ha preceduto e la gente continuerà a ripagare questa logica con l’unica ed ovvia moneta che conosce, la miserabile realtà della frequenza che ha caratterizzato la civica in questi anni . Ad ogni buon conto tanti auguri al nuovo direttore, restiamo in attesa della sua prima mostra!

Scultore MAURO DE CARLI

info@maurodecarliscultore.it

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